Logo La Nuova del Sud

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Nel pieno della sua vita, quando l’uomo prende coscienza del suo valore, delle sue potenzialità e del suo ruolo sociale, immerso nella politica di Firenze, Dante si è trovato smarrito e come sommerso nella mondanità...

|
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Nel pieno della sua vita, quando l’uomo prende coscienza del suo valore, delle sue potenzialità e del suo ruolo sociale, immerso nella politica di Firenze, Dante si è trovato smarrito e come sommerso nella mondanità. E la sua coscienza morale era in stato di sonnolenza, come anestetizzata. Al solo ripensarci, dopo una manciata d’anni, quando nel 1307 dà inizio alla composizione della Commedia, ne prova un senso di paura che lo sconvolge, al pensiero in quale abisso di male sarebbe potuto precipitare. Quella paura fu per lui una esperienza di morte interiore. Ne ebbe spavento.“Nel mezzo del cammin di nostra vita, / mi ritrovai per una selva oscura / chè la diritta via era smarrita. / Ah, quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura. / Tant’è amara che poco è più morte. / Ma per trattar del ben ch’io vi trovai, / dirò dell’altre cose ch’i’ v’ho scorte. / Io non so ben ridir com’io v’entrai, / tant’era pien di sonno a quel punto / che la verace via abbandonai” (I, 1-12). Tutta la Divina Commedia è messaggio per l’oggi. In questo testo Dante precisa il fatto che quando un uomo si ritrova nel pieno vigore delle sue forze fisiche, nel vortice della notorietà e al culmine della carriera, si sente un dio. Ma arriva per tutti il momento della verità, quando ci si vede buttati fuori scena. Cambia la direzione del vento. Non si è più al centro dell’attenzione. E si è costretti a guardarsi dentro. Per Dante questo trapasso di condizione di vita è coinciso con il suo esilio. Sconvolgente, ma anche provvidenziale. Si è trovato nella condizione di ritrovare il suo vero io. E di partorire per l’umanità il capolavoro letterario assoluto, la Divina Commedia.† Giuseppe ZentiVescovo emerito di Verona

Ultime Notizie di L'anno santo con Dante

Seggendo in piuma in fama non si vien

Seggendo in piuma in fama non si vien

Passata la quarta bolgia, quella degli indovini, stando sul ponte della quinta bolgia, Dante assiste a scene che apparentemente suscitano il sorriso, ma in realtà rivelano situazioni angoscianti...

Il fedele notaio Pier della Vigna e l’invidia

Il fedele notaio Pier della Vigna e l’invidia

Figura di rilevo del canto tredicesimo dell’Inferno è Pier della Vigna, giurista e letterato. Segretario e consigliere dell’imperatore Federico II, nipote di Federico Barbarossa, si uccise per disperazione...

Amor ch’a nullo amato amar perdona

Amor ch’a nullo amato amar perdona

Sotto la guida di Virgilio, Dante sta percorrendo il secondo cerchio dell’Inferno. È il cerchio riservato a coloro che hanno sottomesso la ragione all’istinto, nel caso specifico all’impeto della lussuria. Si trovano perciò nella bufera infernale che manifesta la bufera morale da essi sperimentata nella vita terrena, sottomettendosi alla violenza della passione, invece di lasciarsi guidare dalla saggezza della ragione.