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Le religioni nel dialogo con le scienze

Nella Costituzione conciliare Gaudium et Spes la Chiesa riconosce il valore e l’autonomia delle scienze, di ogni ambito delle scienze, ma, nello stesso tempo, ne evidenzia i limiti di fronte alla pretesa degli uomini di scienza di farne un assoluto...

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Nella Costituzione conciliare Gaudium et Spes la Chiesa riconosce il valore e l’autonomia delle scienze, di ogni ambito delle scienze, ma, nello stesso tempo, ne evidenzia i limiti di fronte alla pretesa degli uomini di scienza di farne un assoluto. In effetti essa ha degli ambiti ben precisi, invalicabili, di forte impatto sulla qualità del vivere umano, ma non è la soluzione dell’insieme delle questioni che riguardano l’umano. Ce lo ricorda l’enciclica Laudato si’ nei paragrafi 199-201. Mettiamoli in risalto. Anzitutto, l’enciclica ricorda alla scienza i suoi confini: “Non si può sostenere che le scienze empiriche spieghino completamente l’intima essenza di tutte le creature e l’insieme della realtà” (Ls 199). Troppi sono gli aspetti delle potenzialità dell’uomo e del suo vivere esistenziale che sfuggono alla sua possibilità di incidenza. Concretamente, se le scienze avessero dominio su tutto e decretassero umano solo ciò che è oggetto delle loro competenze, “spariscono la sensibilità estetica, la poesia, e persino la capacità della ragione di cogliere il senso e la finalità delle cose” (ivi). D’altra parte, la storia della civiltà non può non fare riferimento ai grandi principi etici se vuole salvaguardare il suo percorso di vera civiltà. E da questo punto di vista la religione è in grado di fornire all’uomo principi etici di altissimo valore umano, non degradabili solo perché attingono ispirazione proprio dalla religione (cfr Ls 199-200). Certo, bisogna riconoscere che troppi cristiani hanno sconfessato tali principi proprio nel vivere quotidiano. Di conseguenza, occorrerà educare i cristiani ad essere per primi coerenti, anche nell’ambito dell’ecologia: “Se una cattiva comprensione dei nostri principi ci ha portato a volte a giustificare l’abuso della natura o il dominio dispotico dell’essere umano sul creato, o le guerre, l’ingiustizia e la violenza, come credenti possiamo riconoscere che in tal modo siamo stati infedeli al tesoro di sapienza che avremmo dovuto custodire” (Ls 200). Non resta che l’impegno alla coerenza, fatta di testimonianza, al fine di un ricupero di fiducia nei confronti delle religioni, e in specie del Cristianesimo, riguardo alla capacità dei loro principi etici di essere faro di civiltà davanti alle grandi questioni attuali (cfr Ls 200).E poiché, al dire del Papa, “la maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti” (Ls 201) si rende sempre più urgente il dialogo tra le religioni “orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità” (ivi). Nello stesso tempo, papa Francesco dichiara che è “indispensabile anche un dialogo tra le stesse scienze, dato che ognuna è solita chiudersi nei limiti del proprio linguaggio... Questo impedisce di affrontare in modo adeguato i problemi dell’ambiente” (ivi). Interessante infine l’appello del Papa rivolto a quegli ecologisti che dell’ecologia fanno la loro religione, invitando i vari movimenti ecologisti ad unire gli impegni al fine della salvaguardia del creato: “Ugualmente si rende necessario un dialogo aperto e rispettoso tra i diversi movimenti ecologisti, fra i quali non mancano le lotte ideologiche” (ivi).Si comprende allora l’appello finale: “La gravità della crisi ecologica esige da noi tutti di pensare al bene comune e di andare avanti sulla via del dialogo che richiede pazienza, ascesi e generosità, ricordando sempre che ‘la realtà è superiore all’idea’” (ivi).

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Liturgia e teologia inneggiano alla creazione

Siamo in dirittura di arrivo rispetto alla conclusione dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Secondo il Papa, la teologia, avvolta dal clima di contemplazione che comunque le confà, ci ricorda che “l’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto...

L’ecologia salvaguardata dall’amore civile e politico

“La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione” (Ls 228). Il Papa si appella al Vangelo del lieto annuncio di Gesù che Dio è Padre di tutti e riafferma il suo convincimento che “l’amore fraterno può solo essere gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia” (ivi). Dunque solo il senso della gratuità denota l’autenticità dell’amore, persino nei confronti del nemico, a maggior ragione nei confronti della natura “il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo” (ivi).

Una ecologia dello spirito fonte di gioia e di pace

“La spiritualità cristiana propone un modello alternativo di intendere la qualità della vita, e incoraggia uno stile profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo” (Ls 222)..

Far maturare abitudini e responsabilità ecologiche

L’educazione alla dimensione ecologica, fino a creare “una cittadinanza ecologica” (Ls 211), non si appaga di dare e recepire informazioni, ma, per essere autentica, deve riuscire “a far maturare delle abitudini” (ivi). Non bastano pertanto le leggi in sé, ma occorre che i cittadini maturino in sé le motivazioni più profonde di un tal atteggiamento. Allora cambia la cultura...

I cambiamenti sono doverosi e possibili

Dopo aver focalizzato gli ostacoli, e le loro conseguenze, alla spiritualità ecologica, papa Francesco apre lo scenario delle possibilità reali alla sua attuabilità: “Non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, […] di intraprendere nuove strade verso la vera libertà” (Ls 205). Con l’aiuto di Dio, ovviamente, il quale “continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori”.