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La fraternità tra preti

Uno degli aspetti fondamentali, necessario e imprescindibile, per la crescita positiva delle unità pastorali è la fraternità dei sacerdoti. Il presbitero non sempre è facilitato a vivere la fraternità nel concreto, certo cresce insieme ad altri fratelli nella fede in seminario e insieme ad alcuni di loro diventa sacerdote, ma poi, spesso, la realtà parrocchiale, pensata come porzione di un territorio e di una parte di popolo affidato alle sue cure, fatta di eventi da programmare, di persone da incontrare, di situazioni da sopportare, tende a isolarlo, a fargli mettere, necessariamente, in secondo piano l’aspetto della collaborazione...

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Uno degli aspetti fondamentali, necessario e imprescindibile, per la crescita positiva delle unità pastorali è la fraternità dei sacerdoti. Il presbitero non sempre è facilitato a vivere la fraternità nel concreto, certo cresce insieme ad altri fratelli nella fede in seminario e insieme ad alcuni di loro diventa sacerdote, ma poi, spesso, la realtà parrocchiale, pensata come porzione di un territorio e di una parte di popolo affidato alle sue cure, fatta di eventi da programmare, di persone da incontrare, di situazioni da sopportare, tende a isolarlo, a fargli mettere, necessariamente, in secondo piano l’aspetto della collaborazione. A molti laici sarà capitato di accorgersi che il proprio parroco, per quanto bravo, talvolta fatica a collaborare con altri sacerdoti e magari preferisce avere vicino persone che la pensano come lui, così la diversità di idee invece che una ricchezza da accogliere rischia di essere motivo di fatica, di divisione, di allontanamento. Invece questo è un elemento essenziale, coltivare la fraternità, affinché si sia capaci poi di attivare processi di collaborazione pastorale. Quindi è sia un fine che un mezzo per arrivare a costruire, progressivamente, relazioni ancorate nel Signore Gesù. E i primi testimoni di un nuovo modo di agire pastorale devono essere i preti, in modo poi da contaminare anche i laici e lanciare ponti di comunione. Per noi laici vedere dei preti che si vogliono bene e che sono capaci di lavorare insieme al di là delle loro differenze caratteriali o di pensiero, diventa importantissimo: è la testimonianza che l’unità in Gesù è davvero possibile. D’altra parte lo stare insieme nella diversità e nella fatica è una delle prime cose che si imparano in famiglia, dove non importa se mio fratello ha gusti diversi dai miei od opinioni contrarie, ma quello che importa veramente è che è mio fratello e che c’è qualcosa che ci unisce molto più di quello che ci divide: fare parte della stessa famiglia, quella di Gesù. E allora ecco che la fraternità tra sacerdoti è al contempo uno dei fini delle unità pastorali, ma è anche un mezzo perché i preti che sanno vivere insieme, collaborare, stare insieme possono realmente formare una vera unità pastorale. La fraternità è un dono del Signore, ma è anche una conquista; per questo il cammino di formazione permanente annuale dei sacerdoti è tutto incentrato sulla fraternità presbiterale. Imparando a stare insieme, a vedersi come fratelli, si impara anche a comprendersi, a cogliersi nelle proprie fragilità e limiti, ma anche nelle ricchezze, si diventa sostegno uno dell’altro nei momenti più difficili; si gioisce insieme, nei momenti più belli; si cammina insieme, sapendo di non essere soli, diventando famiglia e aprendosi così sempre di più alle famiglie. L’unità è anche dono, però, non dimentichiamolo, uno dei doni che Gesù stesso chiede al Padre, quando, nel Vangelo di Giovanni, pregando per i suoi dice: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv 17,23).Delle unità pastorali si parlerà su Telepace nella trasmissione dal titolo Tutto in tutti in onda lunedì 30 aprile alle 20.35 e in replica martedì 1° maggio alle 23.40 e sabato 5 maggio alle 13.40.

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