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Lavorare insieme tra laici e preti

Unità pastorale non è solo un nome, ma è soprattutto un modo di essere, un modo di porsi nei riguardi degli altri e della realtà ecclesiale. Oggi, nel momento storico in cui viviamo, ciò di cui abbiamo bisogno è la presenza di cristiani che siano credibili, di cristiani che siano disposti ad assumersi delle responsabilità all’interno della vita della comunità...

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Unità pastorale non è solo un nome, ma è soprattutto un modo di essere, un modo di porsi nei riguardi degli altri e della realtà ecclesiale. Oggi, nel momento storico in cui viviamo, ciò di cui abbiamo bisogno è la presenza di cristiani che siano credibili, di cristiani che siano disposti ad assumersi delle responsabilità all’interno della vita della comunità. Piccole responsabilità, piccole porzioni di vita comunitaria affidate a un laico che sente, però, che in quel servizio è chiamato dal Signore, quindi è lì non perché gli piace farlo, ma perché qualcuno di esterno a lui gli ha posto una domanda, lo ha interrogato e a questa domanda lui ha deciso di rispondere con un sì, un sì di servizio. Se poi si tratta anche di qualcosa che piace fare, meglio ancora, ma prima di tutto è un servizio, un ministero laicale che cresce e si sviluppa non da solo, ma all’interno della comunità, in piena comunione e corresponsabilità coi presbiteri. Sacerdoti e laici che lavorano insieme, discutendo, confrontandosi, soprattutto quando hanno visioni e pensieri diversi perché solo così possono produrre una ricchezza a disposizione di tutta la comunità e una testimonianza viva, reale del Vangelo. Non dobbiamo aver paura del confronto; la discussione, purché non sia sterile, non serve per la propria affermazione, ma se ha come orizzonte il Vangelo allora è fruttuosa e diventa annuncio della bellezza della vita cristiana. Il laico e il presbitero, insieme, nell’unità pastorale collaborano proprio per condurre tutti nella direzione del Vangelo, con carismi diversi, con chiamate specifiche, testimoniate anche da sacramenti diversi che li caratterizzano, ma con lo stesso spirito di servizio e la medesima consapevolezza di essere fratelli in Gesù Cristo. La presenza dei laici e il loro contributo è importantissimo nella vita di molte comunità e si declina in diversi ambiti: da quello della carità a quello culturale, da quello catechistico a quello liturgico e così via, con l’unico limite della fantasia del Vangelo. Con le unità pastorali quanto già esiste non solo amplierà i propri orizzonti venendo messo a servizio di più persone, di più comunità finché, lungo il cammino, da molte diventeranno una sola, ma potrà essere declinato in modalità diverse, alcune del tutto nuove, ancora da scoprire, a seconda delle necessità che si presenteranno, ma soprattutto delle chiamate che farà il Signore. È necessario andare oltre l’individualismo, tornare alla comunità, a costruire rapporti che siano poi occasione di aggregazione, vicinanza e condivisione tra persone, tra cristiani, tra laici e preti, ricordando sempre che l’essere comunità passa dal cuore di Cristo, dal suo dono d’amore, dal nostro accettare di essere come Lui. Entrando in relazione, ma poi anche facendosi carico di un servizio, di un ministero, di una responsabilità condivisa tra laici e sacerdoti perché le “cose cristiane”, la comunità, la Chiesa non è solo dei preti, ma di tutti, ciascuno secondo la propria particolarità, il proprio carisma, la specifica chiamata. Ricordiamoci sempre che il cristiano, proprio in forza del Battesimo che ha ricevuto, è diventato icona di Dio Amore e gli sposi hanno poi un sacramento che permette loro, come coppia, di essere un’icona ancora più simile all’Amore della Trinità che non è mai solo un sentimento, bensì il modo di vivere, costitutivo di Dio. Creando un clima di fiducia, di positività, siamo capaci di vedere che Dio è già all’opera intorno a noi, siamo capaci di riconoscerlo e allora sicuramente ci sono cose che non funzionano o che non capiamo, ma c’è la Grazia di Dio che non ci abbandona mai e si rivela maggiormente nella relazione, nel mettere in moto processi, piuttosto che in quanto noi abbiamo in mente e pensiamo debba essere. Lasciamo fare Lui, affidiamoci, e allora costruiremo davvero il Regno di Dio; altrimenti facciamo noi, teniamo Lui in un angolo, ma costruiremo solo il regno dell’uomo.Delle unità pastorali si parlerà su Telepace nella trasmissione dal titolo Tutto in tutti in onda lunedì 21 maggio alle 20.35 e in replica martedì 22 alle 23.40 e sabato 26 alle 13.40.

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